Funziona al minimo la centralina di Fumane per il monitoraggio della qualità dell’aria in Valpolicella, essendo decaduto il contratto ufficiale per la manutenzione. Attualmente Arpav gestisce la struttura con le proprie risorse, rilevando solo la lettura delle polveri e mettendo i dati in rete; nel caso dovesse capitare un danno, Arpav sarà costretta a sospendere i rilevamenti. Lo strumento per la rilevazione della qualità dell’aria e delle immissioni era di proprietà di Cementirossi, che l’ha donato al comune fumanese in cambio di pochi simbolici euro. La gestione, però, è impegnativa per un piccolo comune come Fumane (12 mila euro all’anno), quindi è necessaria una cogestione, previa convenzione tra comuni limitrofi, che già un paio di anni fa avevano dato la loro disponibilità.

Ora il problema è quello di dotare la centralina, in modo da poterla spostare per controllare i punti strategici. Anche se l’inquinamento dell’aria non riguarda solo Verona o la Valpolicella ma tutta la pianura padana. La necessità di un monitoraggio è sottolineata dal parlamentare veronese del Pd Vincenzo D’Arienzo, che in questi giorni ha approntato un tavolo di studio sul problema, per affrontarlo. «È un tavolo tutto veronese», spiega il deputato Pd, che ha stilato una scheda di norme e leggi italiane sull’argomento. «Ho raccolto esperti in materia per fare il punto della situazione e proporre modifiche alle normative vigenti. Leggi ce ne sono molte per il controllo o la riduzione di alcuni inquinanti: soprattutto le polveri sottili o il CO2. Ci sono ma vanno affinate, applicate, per questo con i tecnici dovremo individuare un percorso normativo, anche in base alle direttive Ue sui combustibili a presenza di zolfo, ad esempio, o l’emissione dei gas serra». Secondo D’Arienzo qualcosa si potrebbe fare. «Di fatto non c’è quasi dibattito sull’argomento, che è il più importante, trattandosi dei veleni che respiriamo», incalza Carlo Battistella, consigliere comunale di San Pietro in Cariano. «Serve un piano, una legge quadro nazionale come il decreto Ronchi di 20 anni fa, che modifichi le responsabilità e le competenze di intervento demandate ai sindaci. Serve un commissario interregionale per la pianura padana, ridotta a una camera a gas. Invece non si fa nulla: solo interventi isolati. Guardare le immagini satellitari che evidenziano le zone più inquinate è raccapricciante». E continua: «L’inquinamento da ossidi di azoto e carbonio è determinato dal riscaldamento soprattutto, poi dagli scarichi industriali. Il benzopirene dalle biomasse domestiche come le stufe a pellets. Bisogna incentivare il trasporto pubblico a gas o elettricità, snellire il traffico, aumentare le ciclabili, il piedibus». D’accordo il sindaco di Fumane, Mirco Frapporti: «È urgente una politica comune che si basi sulla riduzione del consumo di combustibili derivati dal petrolio, altrimenti non c’è soluzione. Ci sono accordi con Enea, patto dei sindaci che va nella direzione di riduzione a breve del CO2. Bisogna cominciare subito. Ma ci sono, come al solito, poche risorse da investire».

Giancarla Gallo (da L’Arena del 27-2-2016)